{"id":43585,"date":"2026-06-18T05:38:33","date_gmt":"2026-06-18T03:38:33","guid":{"rendered":"https:\/\/centrotice.it\/?p=43585"},"modified":"2026-06-18T05:57:50","modified_gmt":"2026-06-18T03:57:50","slug":"ia-tice-blog","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/centrotice.it\/en\/psicologia-e-scuola\/ia-tice-blog\/","title":{"rendered":"Intelligenza artificiale a scuola: non basta usarla, bisogna imparare a capirla"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"43585\" class=\"elementor elementor-43585\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-section-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-6b2c0dc elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"6b2c0dc\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-95c5776\" data-id=\"95c5776\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-968012f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"968012f\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p><strong>L\u2019intelligenza artificiale \u00e8 gi\u00e0 entrata nella vita di studenti, insegnanti e famiglie.<\/strong> La usiamo per scrivere, riassumere, tradurre, cercare idee, preparare materiali, risolvere dubbi, organizzare informazioni. A volte la usiamo con entusiasmo, altre volte con sospetto. Spesso, per\u00f2, la usiamo senza fermarci a chiederci una cosa fondamentale: che idea abbiamo dell\u2019AI?<br \/>Questa domanda \u00e8 importante perch\u00e9 le persone non agiscono solo in base a come una tecnologia funziona davvero. Agiscono soprattutto in base a come la immaginano.<br \/>Se uno studente immagina l\u2019AI come un \u201ccervello\u201d che sa tutto, tender\u00e0 a fidarsi molto. Se la immagina come un robot intelligente, potr\u00e0 attribuirle intenzioni, volont\u00e0 o capacit\u00e0 simili a quelle umane. Se la immagina come una \u201cscatola nera\u201d, potr\u00e0 usarla senza capire bene che cosa accade tra la domanda e la risposta. Se invece la vede come uno strumento che genera testi probabili, sar\u00e0 pi\u00f9 facile mantenere uno sguardo critico.<br \/>Per questo, parlare di intelligenza artificiale a scuola non significa solo stabilire se sia permessa o vietata. Significa educare bambini, ragazzi, docenti e famiglie a costruire una relazione pi\u00f9 consapevole con uno strumento potente, utile, ma non neutro.<\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3a26037 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"3a26037\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\tL\u2019AI non \u201ccapisce\u201d: genera risposte plausibili\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ff08d1e elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"ff08d1e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p>Uno dei primi passaggi educativi \u00e8 aiutare studenti e adulti a usare parole pi\u00f9 precise.<br \/>Nel linguaggio quotidiano diciamo spesso: \u201cChatGPT ha capito male\u201d, \u201cl\u2019AI ha deciso\u201d, \u201cmi ha risposto come se sapesse\u201d, \u201csi \u00e8 confusa\u201d. Sono frasi comprensibili, perch\u00e9 l\u2019AI usa il linguaggio e il linguaggio ci fa pensare a una conversazione con una persona.<br \/><strong>Ma l\u2019AI non capisce nel senso umano del termine. Non prova intenzioni, emozioni, desideri o responsabilit\u00e0. Genera una risposta a partire da un prompt, combinando informazioni e predicendo sequenze linguistiche probabili.<\/strong><br \/>Questa distinzione non \u00e8 solo tecnica. \u00c8 educativa.<br \/>Quando diciamo \u201cha capito\u201d, rischiamo di attribuire all\u2019AI una mente. Quando diciamo \u201cha generato una risposta\u201d, descriviamo meglio il processo. Questo aiuta gli studenti a non confondere uno strumento linguistico molto sofisticato con un interlocutore umano.<\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b84ca67 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b84ca67\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p class=\"p1\"><b>Perch\u00e9 ci viene naturale trattarla come una persona?<\/b><\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ba6fb29 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"ba6fb29\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p>Molte persone ringraziano l\u2019AI. Altre si arrabbiano quando la risposta \u00e8 sbagliata. Altre ancora le chiedono consigli personali, come se dall\u2019altra parte ci fosse qualcuno capace di ascoltare.<br \/>Non \u00e8 strano. L\u2019AI risponde in forma dialogica, usa frasi fluide, mantiene il tono della conversazione, sembra adattarsi a noi. Il nostro cervello \u00e8 abituato a rispondere al linguaggio come se ci fosse una persona.<br \/>Per questo \u00e8 importante parlarne con studenti e famiglie. Non per colpevolizzare chi usa l\u2019AI, ma per rendere visibile ci\u00f2 che accade: <strong>stiamo interagendo con un sistema che simula una conversazione, non con una persona che comprende davvero.<\/strong><br \/>Anche una domanda apparentemente semplice, come \u201cdobbiamo insegnare ai bambini a dire grazie all\u2019AI?\u201d, pu\u00f2 diventare un\u2019occasione educativa.<br \/>Da un lato, usare un linguaggio gentile pu\u00f2 mantenere abitudini comunicative rispettose. Dall\u2019altro, pu\u00f2 rafforzare l\u2019idea che l\u2019AI sia un interlocutore umano. Una possibile sintesi \u00e8 questa: <strong>con le persone, la gentilezza ha un effetto sull\u2019altro; con l\u2019AI no, ma ha un effetto su di noi.<\/strong><br \/>Il modo in cui comunichiamo conta, sempre. Ma dobbiamo sapere con chi, o con che cosa, stiamo comunicando.<\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9a3175a elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"9a3175a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\tStudenti e AI: il problema non \u00e8 solo \u201ccopiare\u201d\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c479781 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"c479781\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p><strong>Quando l\u2019AI entra nella scuola, una delle prime preoccupazioni riguarda i compiti:<\/strong> temi scritti dall\u2019AI, esercizi risolti automaticamente, riassunti prodotti in pochi secondi, verifiche difficili da valutare.<br \/>Il rischio esiste. Ma ridurre tutto al tema del \u201cbarare\u201d \u00e8 limitante.<br \/>La domanda pi\u00f9 importante \u00e8: che cosa sta succedendo all\u2019apprendimento?<br \/>Molti studenti usano l\u2019AI perch\u00e9 permette di risparmiare tempo, perch\u00e9 aiuta a superare il blocco iniziale, perch\u00e9 riduce la paura di sbagliare, perch\u00e9 produce risposte ordinate e apparentemente corrette. <em><strong>In alcuni casi diventa un supporto utile<\/strong><\/em>. <em><strong>In altri, per\u00f2, pu\u00f2 trasformarsi in una scorciatoia che riduce lo sforzo cognitivo.<\/strong><\/em><br \/>Il rischio non \u00e8 solo che lo studente consegni un compito non suo. Il rischio \u00e8 che pensi di aver capito quando, in realt\u00e0, ha solo ottenuto una risposta ben formulata.<br \/>Per questo, a scuola serve spostare l\u2019attenzione dal prodotto al processo. Non basta chiedere: \u201cL\u2019hai fatto tu?\u201d. \u00c8 pi\u00f9 utile chiedere:<br \/><em>\u201cCome hai lavorato su questo compito?\u201d\u2028\u201cIn quali passaggi ti sei fatto aiutare?\u201d\u2028\u201cChe cosa hai modificato della risposta generata?\u201d\u2028\u201cQuale parte hai capito davvero?\u201d\u2028\u201cChe cosa sapresti rifare senza AI?\u201d<\/em><br \/><strong>Queste domande non servono a smascherare. Servono a far emergere il processo di apprendimento.<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3c1a7c3 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"3c1a7c3\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p class=\"p1\"><b>Vietare o integrare? La terza strada \u00e8 educare<\/b><\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-df3797a elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"df3797a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p>Di fronte all\u2019AI, le scuole possono essere tentate da due risposte opposte: <em><strong>vietarla completamente oppure lasciarla usare senza criteri.<\/strong><\/em> Entrambe le soluzioni rischiano di essere poco efficaci. Vietare pu\u00f2 sembrare rassicurante, ma spesso non impedisce l\u2019uso dell\u2019AI a casa o fuori dal controllo scolastico. Lasciare libert\u00e0 totale, invece, pu\u00f2 aumentare disuguaglianze, dipendenza dallo strumento e confusione sui criteri di valutazione. La strada pi\u00f9 educativa \u00e8 costruire regole chiare e condivise.<\/p><p>Le regole dovrebbero aiutare studenti, docenti e famiglie a capire:<\/p><ul><li>quando l\u2019AI pu\u00f2 essere usata;<\/li><li>per quali scopi \u00e8 utile;<br \/>quando diventa<\/li><li>sostituzione del lavoro personale;<\/li><li>come dichiararne l\u2019uso;<\/li><li>che cosa resta responsabilit\u00e0 dello studente;<\/li><li>come cambia la valutazione;<\/li><li>quali competenze vogliamo proteggere e sviluppare.<\/li><\/ul><p>L\u2019obiettivo non \u00e8 controllare tutto, ma costruire una cultura comune. Se ogni docente usa criteri diversi, aumentano conflitti e ambiguit\u00e0. Se invece la scuola condivide principi e linguaggio, gli studenti ricevono un messaggio pi\u00f9 chiaro.<\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1df1cac elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"1df1cac\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\tFamiglie: alleate, non spettatrici\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f22a43e elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f22a43e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p><strong>Il rapporto con le famiglie \u00e8 centrale.<\/strong> Molti genitori si chiedono se l\u2019AI aiuti o danneggi lo studio, se sia una scorciatoia, se renda i figli meno autonomi, se sia giusto usarla nei compiti.<br \/>Anche qui \u00e8 utile uscire dalla logica del divieto e aprire una conversazione educativa.<br \/>Alle famiglie possiamo spiegare che l\u2019AI non \u00e8 necessariamente un problema. Pu\u00f2 aiutare a semplificare un testo, generare esempi, organizzare idee, preparare domande di ripasso, sostenere uno studente che fatica a iniziare. Ma pu\u00f2 diventare problematica quando sostituisce il pensiero, la scrittura, il tentativo, l\u2019errore e la rielaborazione personale.<br \/>Il punto non \u00e8: \u201cHai usato l\u2019AI?\u201d.\u2028Il punto \u00e8: \u201cL\u2019AI ti ha aiutato a imparare o ha lavorato al posto tuo?\u201d.<br \/>Questa distinzione pu\u00f2 aiutare le famiglie a osservare meglio ci\u00f2 che accade a casa durante i compiti. Un bambino o un ragazzo che usa l\u2019AI per farsi spiegare un concetto e poi prova a riformularlo con parole proprie sta usando uno strumento di supporto. Uno studente che copia una risposta senza leggerla, comprenderla o modificarla sta delegando il proprio apprendimento.<\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4891fc4 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"4891fc4\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p class=\"p1\"><b>Educare all\u2019AI significa anche educare alle emozioni<\/b><\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9b1718c elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"9b1718c\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p>In molti percorsi scolastici, soprattutto quando sono presenti difficolt\u00e0 di apprendimento, bisogni educativi speciali, ansia da prestazione o bassa tolleranza alla frustrazione, gli strumenti tecnologici possono essere preziosi. Ma ogni strumento va accompagnato.<br \/><strong>Uno strumento compensativo, una mappa, una sintesi vocale o un supporto digitale non sono scorciatoie se vengono usati per aumentare autonomia e partecipazione.<\/strong> <strong>Lo stesso ragionamento pu\u00f2 valere per l\u2019AI: pu\u00f2 essere utile se aiuta lo studente a comprendere, organizzarsi, iniziare, rivedere, esercitarsi.<\/strong><br \/>Ma deve restare uno strumento.<br \/>L\u2019autonomia non significa \u201cfare tutto da soli senza aiuti\u201d. Significa sapere quali aiuti usare, quando usarli, come valutarli e come non dipenderne completamente.<br \/>Per questo, l\u2019AI pu\u00f2 entrare nei percorsi educativi solo se viene accompagnata da domande metacognitive:<br \/>\u201cChe cosa mi serve?\u201d\u2028\u201cChe cosa chiedo all\u2019AI?\u201d\u2028\u201cCome controllo la risposta?\u201d\u2028\u201cChe cosa tengo e che cosa modifico?\u201d\u2028\u201cChe cosa ho imparato?\u201d\u2028\u201cChe cosa so fare adesso senza lo strumento?\u201d<br \/>Sono domande semplici, ma fondamentali per trasformare l\u2019uso dell\u2019AI in un\u2019occasione di apprendimento.<\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d7c909b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"d7c909b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\tAI, autonomia e fragilit\u00e0: una questione educativa\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-07727a7 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"07727a7\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p><strong>L\u2019intelligenza artificiale non genera solo risposte. Genera anche emozioni.<\/strong><br \/>Pu\u00f2 farci sentire pi\u00f9 capaci, pi\u00f9 veloci, pi\u00f9 creativi. Ma pu\u00f2 anche attivare frustrazione, insicurezza, dipendenza, ansia, senso di inutilit\u00e0 o sfiducia. Alcuni docenti temono di perdere ruolo. Alcuni studenti temono di non saper pi\u00f9 fare senza. Alcune famiglie temono che la scuola non riesca pi\u00f9 a valutare davvero.<br \/><strong>Queste emozioni non vanno ignorate. Sono segnali.<\/strong><br \/>La paura del controllo ci dice che abbiamo bisogno di capire meglio come funziona lo strumento.\u2028La paura per gli studenti ci dice che vogliamo proteggere apprendimento, pensiero critico e autonomia.\u2028La paura per il ruolo docente ci dice che l\u2019AI sta modificando pratiche professionali consolidate.<br \/><strong>Accogliere queste emozioni permette di trasformare il tema dell\u2019AI da emergenza a percorso educativo.<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-18f64f8 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"18f64f8\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\tIl ruolo della scuola: mantenere umano ci\u00f2 che \u00e8 umano\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-24a3793 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"24a3793\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p>L\u2019AI pu\u00f2 generare testi, spiegazioni, immagini, esercizi, riassunti. <strong>Pu\u00f2 essere rapida, utile, sorprendente. Ma non pu\u00f2 sostituire la relazione educativa.<\/strong> Non conosce davvero lo studente. Non osserva il suo sguardo quando si blocca. Non coglie la storia dietro una difficolt\u00e0. Non costruisce alleanza con la famiglia. Non decide responsabilmente che cosa \u00e8 giusto proporre in quel momento, a quel bambino, in quella classe. Questo resta il compito degli adulti. Per questo l\u2019AI non dovrebbe essere trattata come una minaccia da rimuovere n\u00e9 come una soluzione magica da adottare. <strong>Dovrebbe diventare un oggetto educativo:<\/strong> qualcosa di cui parlare, da comprendere, da usare con criterio, da interrogare criticamente. In una scuola attenta al benessere, all\u2019autonomia e allo sviluppo del potenziale di ciascuno, l\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 avere un posto. <strong>Ma solo se resta dentro una cornice chiara: l\u2019apprendimento prima del prodotto, la relazione prima della prestazione, il pensiero critico prima della velocit\u00e0.<\/strong> L\u2019AI pu\u00f2 aiutarci a scrivere meglio, organizzare idee, trovare esempi, costruire materiali, aprire domande. Ma la responsabilit\u00e0 educativa resta nostra. Ed \u00e8 proprio da qui che possiamo partire: non chiedendoci soltanto che cosa l\u2019AI pu\u00f2 fare per noi, ma che tipo di studenti, docenti e cittadini vogliamo formare mentre impariamo a usarla.<\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-40675a4 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"40675a4\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\tIn sintesi\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-94717a5 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"94717a5\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p><strong>L\u2019intelligenza artificiale a scuola non \u00e8 solo una questione tecnologica.<\/strong> <strong>\u00c8 una questione educativa, relazionale ed etica.<\/strong> Serve aiutare studenti e famiglie a capire che l\u2019AI non pensa come una persona, ma genera risposte plausibili. Serve insegnare a usarla senza delegare il pensiero. Serve costruire regole condivise, dichiarare quando viene usata, distinguere supporto e sostituzione. Serve parlare delle emozioni che suscita: fiducia, paura, frustrazione, curiosit\u00e0, dipendenza. Soprattutto, serve mantenere al centro l\u2019apprendimento. Perch\u00e9 il punto non \u00e8 avere risposte pi\u00f9 veloci. Il punto \u00e8 continuare a costruire competenze, autonomia, consapevolezza e relazioni educative significative anche nell\u2019era dell\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-72d2a01 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"72d2a01\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><em>Francesca Cavallini<\/em><\/span><\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-inner-section elementor-element elementor-element-f1e4703 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"f1e4703\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-50 elementor-inner-column elementor-element elementor-element-24e225e\" data-id=\"24e225e\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1be2f79 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"1be2f79\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-image\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"https:\/\/centrotice.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/cavallini-1024x682.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-24307\" alt=\"cavallini\" loading=\"lazy\" srcset=\"https:\/\/centrotice.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/cavallini-1024x682.png 1024w, https:\/\/centrotice.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/cavallini-600x400.png 600w, https:\/\/centrotice.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/cavallini-300x200.png 300w, https:\/\/centrotice.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/cavallini-768x512.png 768w, https:\/\/centrotice.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/cavallini.png 1400w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" title=\"\">\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-50 elementor-inner-column elementor-element elementor-element-1a9d664\" data-id=\"1a9d664\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9e38c53 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"9e38c53\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p>Francesca Cavallini, psicologa, dottore di ricerca, fondatrice di Tice e donna neurodivergente racconta in questo blog come la psicologia e le scienze sociali abbiano cambiato il modo di considerare le persone neurodivergenti e fornir\u00e0 alcuni spunti importanti nella relazione con persone neurodiverse.\u00a0<\/p><p>If you have any questions you can write to <a href=\"mailto:francesca.cavallini@centrotice.it\">francesca.cavallini@centrotice.it<\/a><\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019AI a scuola va compresa, non solo usata: serve educare a un impiego critico e consapevole, mantenendo al centro apprendimento, autonomia e relazione educativa.<\/p>","protected":false},"author":2,"featured_media":43591,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[29],"tags":[293,270,32],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/centrotice.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/43585"}],"collection":[{"href":"https:\/\/centrotice.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/centrotice.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/centrotice.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/centrotice.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=43585"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/centrotice.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/43585\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":43593,"href":"https:\/\/centrotice.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/43585\/revisions\/43593"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/centrotice.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/43591"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/centrotice.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=43585"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/centrotice.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=43585"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/centrotice.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=43585"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}