L'articolo di Bergstrom, Reid, Lee e Stroud (2023)
Nel loro articolo “The History of Clinical Psychology and its Relationship to Ableism”, le ricercatrici Tyra Bergstrom, Brie M. Reid, Sharon Y. Lee e Laura R. Stroud (2023) analizzano il rapporto tra psicologia clinica e disabilità.
Le autrici spiegano che la psicologia, pur avendo l’obiettivo di aiutare le persone, ha avuto nel tempo anche un ruolo nel rafforzare forme di abilismo, cioè discriminazione e marginalizzazione delle persone con disabilità.
Nel corso della storia, alcune pratiche psicologiche, come i test di intelligenza o il legame con il movimento eugenetico, hanno contribuito a classificare e stigmatizzare le persone con disabilità. In passato molte di queste venivano spesso isolate in istituti o manicomi.
Oggi la psicologia sta cercando di superare questa eredità storica sviluppando modelli più inclusivi, come il modello sociale della disabilità, che sottolinea il ruolo delle barriere sociali e culturali nella creazione della disabilità.
Gli psicologi con disabilità: una presenza ancora invisibile
Uno degli aspetti più importanti analizzati nell’articolo riguarda la presenza delle persone con disabilità all’interno della professione psicologica stessa.
Nonostante la disabilità sia molto diffusa nella popolazione, le persone con disabilità sono poco rappresentate tra gli psicologi e i ricercatori.
Secondo i dati citati nell’articolo, nel 2021 solo circa il 6% della forza lavoro in psicologia dichiarava di avere una disabilità.
Questo dato è probabilmente sottostimato, perché molte persone scelgono di non dichiarare la propria condizione.
Perchè molti psicologi non dichiarano la loro disabilità?
Le autrici spiegano che uno dei motivi principali è lo stigma professionale, molti psicologi con disabilità temono che la loro condizione possa essere percepita come:
- segno di debolezza
- mancanza di competenza
- difficoltà a svolgere il lavoro clinico
In ambito accademico, parlare apertamente di disabilità o di esperienze personali di salute mentale può essere visto come un “kiss of death”, cioè qualcosa che può danneggiare la carriera o le opportunità professionali.
Per questo motivo molti studenti e professionisti preferiscono nascondere la propria disabilità.
La difficoltà durante la formazione
Un altro problema riguarda la formazione degli psicologi.
Le autrici sottolineano che:
- molti programmi di formazione dedicano pochissimo spazio alla disabilità
- spesso si tratta solo di una singola lezione o di pochi contenuti.
Questo è sorprendente perché le persone con disabilità sono molto presenti tra i pazienti dei servizi psicologici, di conseguenza molti psicologi entrano nella professione senza una preparazione adeguata per lavorare con pazienti con disabilità.
Discriminazioni nelle carriere accademiche
Le difficoltà emergono anche nei percorsi di carriera.
Alcuni studi citati nell’articolo mostrano che gli psicologi che dichiarano una disabilità possono avere:
- minori possibilità di ottenere stage clinici o internship
- meno opportunità di avanzamento professionale.
Le differenze più evidenti riguardano persone con:
- disabilità fisiche
- disabilità visive
- condizioni non specificate
Questo dimostra che lo stigma sulla disabilità è ancora presente anche all’interno della comunità scientifica.
La paura di chiedere accomodamenti
Un altro problema riguarda gli accomodamenti accademici o lavorativi.
Molti psicologi o studenti con disabilità esitano a chiedere adattamenti; ad esempio strumenti accessibili o modifiche organizzative, perché temono di essere considerati: difficili, meno produttivi o problematici per il team di lavoro.
Questa situazione può creare un ambiente professionale poco inclusivo.
Perchè è importante che esistano psicologi con disabilità?
Le autrici sottolineano che la presenza di psicologi con disabilità è fondamentale per diversi motivi:
- Migliora la comprensione clinica
Gli psicologi con esperienza diretta della disabilità possono offrire prospettive preziose nel lavoro terapeutico. - Riduce lo stigma nella professione
Una maggiore visibilità può aiutare a normalizzare la disabilità nel campo della psicologia. - Migliora la ricerca
Le persone con disabilità possono contribuire a sviluppare studi e trattamenti più sensibili alle loro reali esigenze. - Favorisce modelli di ruolo
Studenti e giovani professionisti con disabilità possono vedere esempi positivi di carriera.
Per rendere la psicologia più inclusiva, Bergstrom e colleghe suggeriscono alcune azioni concrete:
- aumentare la rappresentazione delle persone con disabilità nella professione
- creare reti di supporto tra psicologi con disabilità
- introdurre politiche che proteggano la dichiarazione della disabilità
- migliorare la formazione sulla disabilità nei programmi di psicologia
- sviluppare trattamenti psicologici disability-affirming, cioè rispettosi e valorizzanti della disabilità.
L’articolo conclude che la psicologia clinica deve confrontarsi con la propria storia e lavorare attivamente per diventare una disciplina più inclusiva.
Riconoscere la presenza degli psicologi con disabilità e creare ambienti accademici e professionali accessibili è un passo fondamentale per costruire una psicologia più equa e rappresentativa della società, la disabilità non deve essere vista solo come qualcosa da correggere, ma come una parte della diversità umana.
Francesca Arena
Mi chiamo Francesca Arena.
Ho conseguito la laurea triennale presso l’Università di Pisa in Scienze e Tecniche di Psicologia Clinica e della Salute. Attualmente frequento l’ultimo anno della laurea magistrale in Psicologia dell’Intervento Clinico e Sociale presso l’Università di Parma.
Sono in sedia a rotelle e proprio questa mia esperienza personale mi ha portata a scegliere questo percorso di studi. Il mio obiettivo è dare voce, rappresentanza e advocacy alle psicologhe e agli psicologi con disabilità motorie, affinché possano avere maggiore riconoscimento, accessibilità e pari opportunità all’interno della professione.
