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Oltre la diagnosi: cosa ci dice davvero questa ricerca sulla neurodivergenza

Questo articolo si basa sui risultati della ricerca “Top 10 Priorities for Neurodivergence Research”, uno studio partecipativo che ha coinvolto persone neurodivergenti, familiari, professionisti e ricercatori, con l’obiettivo di individuare le principali priorità di ricerca a partire dall’esperienza diretta delle persone interessate.

Quando si parla di neurodivergenza, la ricerca si concentra spesso sulle diagnosi: autismo, ADHD, dislessia, e così via.

Ma questa ricerca parte da una domanda diversa e più radicale: quali sono i problemi che le persone neurodivergenti considerano davvero prioritari nella loro vita quotidiana?

Per rispondere, lo studio ha utilizzato un approccio partecipativo, coinvolgendo direttamente persone neurodivergenti, familiari, professionisti e ricercatori. Non si tratta quindi di una lista decisa “dall’alto”, ma di priorità emerse dal confronto tra chi vive e chi lavora ogni giorno su questi temi.

Il risultato principale è chiaro:
👉 le difficoltà maggiori non dipendono solo dalle caratteristiche individuali, ma soprattutto dalle barriere create dai sistemi sociali.

Il risultato chiave: spostare lo sguardo dalle persone ai contesti

La ricerca individua una Top 10 di priorità, ma il messaggio di fondo è uno: non basta studiare la neurodivergenza come “condizione clinica”, bisogna analizzare scuola, servizi, lavoro, welfare e salute mentale così come sono oggi, e capire perché spesso non funzionano per le persone neurodivergenti. In altre parole, il problema non è “adattare” le persone a sistemi rigidi, ma ripensare i sistemi stessi.

Salute mentale: integrazione, non compartimenti separati

Una delle priorità più forti riguarda il rapporto tra neurodivergenza e salute mentale.
La ricerca evidenzia come molte persone neurodivergenti sperimentino ansia, depressione o burnout non tanto per la neurodivergenza in sé, ma per:

  • mancanza di riconoscimento
  • ambienti poco accessibili
  • percorsi di supporto frammentati

I servizi di salute mentale, spesso, trattano i problemi in modo isolato, senza considerare che una neurodivergenza non identificata o non supportata può essere una causa strutturale del disagio.

La ricerca indica quindi come prioritaria la creazione di servizi integrati, competenti e realmente accessibili.

Scuola: l’inclusione non è un’aggiunta, è un cambiamento

Un altro ambito centrale è la scuola.
Lo studio mostra che l’inclusione non può limitarsi a interventi individuali o a figure di supporto aggiuntive. Serve invece un cambiamento degli ambienti, delle regole e delle aspettative.

Tra i problemi più segnalati:

  • rigidità organizzativa
  • scarsa personalizzazione
  • mancanza di accomodamenti semplici ma fondamentali

La ricerca sottolinea che una scuola davvero inclusiva è quella che non trasforma le differenze in svantaggi.

Welfare e servizi sociali: accesso difficile, diritti poco esigibili

Un altro risultato importante riguarda l’accesso a benefici, servizi sociali e supporti economici.
Le barriere non sono solo informative, ma anche burocratiche e culturali:

  • procedure complesse
  • criteri poco chiari
  • scarsa attenzione alle esigenze comunicative e cognitive

La ricerca indica come prioritaria la necessità di sistemi di welfare più comprensibili, flessibili e centrati sulla persona, non sul modulo da compilare.

Stigma e discriminazione: un problema trasversale

Lo stigma emerge come un tema trasversale a tutte le aree: scuola, lavoro, sanità, servizi. Pregiudizi e aspettative stereotipate limitano l’accesso ai supporti, influenzano le diagnosi e peggiorano la qualità della vita. La ricerca invita a studiare e contrastare lo stigma non solo a livello individuale, ma come fenomeno strutturale, legato alle istituzioni e alle pratiche quotidiane.

Cosa ci insegna questa ricerca

Il messaggio finale è chiaro:
👉 la neurodivergenza non è solo una questione clinica, ma una questione di giustizia sociale.

Questa ricerca ci invita a:

  • ascoltare le persone direttamente coinvolte
  • progettare servizi e contesti più accessibili
  • produrre conoscenza che abbia un impatto reale sulla vita quotidiana

Non chiede solo di capire di più, ma di fare meglio.

cavallini

Francesca Cavallini, psicologa, dottore di ricerca, fondatrice di Tice e donna neurodivergente racconta in questo blog come la psicologia e le scienze sociali abbiano cambiato il modo di considerare le persone neurodivergenti e fornirà alcuni spunti importanti nella relazione con persone neurodiverse. 

Se hai delle domande puoi scrivere a francesca.cavallini@centrotice.it