Dopo l’approvazione del cosiddetto DDL Valditara, molti insegnanti si chiedono quali temi sia ancora possibile affrontare a scuola quando si parla di corpo, crescita, rispetto, confini personali, affettività e tutela.
È una domanda comprensibile, che richiede però alcune importanti distinzioni. Non ogni attività dedicata al corpo, alla salute o alla protezione dei minori costituisce automaticamente un progetto di educazione sessuale. Allo stesso tempo, la scuola non può rinunciare alle parole e alle conoscenze necessarie per aiutare bambini e ragazzi a comprendere ciò che vivono, prendersi cura di sé e chiedere aiuto quando ne hanno bisogno.
Parlare di corpo, rispetto, privacy, igiene, cambiamenti della crescita, pudore, confini personali, situazioni di disagio e figure adulte di riferimento può avere una funzione educativa, preventiva e di tutela. È tuttavia necessario chiarire con attenzione gli obiettivi delle attività, utilizzare un linguaggio adeguato all’età e distinguere i contenuti del curricolo ordinario dai progetti specificamente riferiti all’ambito della sessualità, per i quali la normativa prevede particolari obblighi di informazione e consenso.
Prudenza, quindi, non significa silenzio. Significa progettare con maggiore consapevolezza,
esplicitare finalità e contenuti, selezionare materiali appropriati, documentare le scelte educative e costruire un dialogo trasparente con le famiglie.
Questa serie di articoli nasce con tale obiettivo: offrire agli insegnanti spunti per parlare del corpo, della crescita, della salute e del rispetto senza aggirare la normativa e senza rinunciare al proprio compito educativo.
Perché conoscere il corpo e imparare a rispettarlo non è un tema accessorio. È educazione alla salute, alla prevenzione, alla cittadinanza e alla tutela della persona.
Perché alcune parti del corpo sono private?
Gli esseri umani non si sono sempre vestiti nello stesso modo. I vestiti possono proteggerci dal freddo, dal sole, dalla pioggia, dagli insetti e dai graffi. Nel tempo sono diventati anche parte delle abitudini e delle regole con cui le persone vivono insieme.
Ogni comunità e ogni cultura ha sviluppato consuetudini diverse: in alcuni luoghi ci si copre di più, in altri di meno; alcune parti del corpo possono essere mostrate in determinate situazioni, mentre in altre vengono tenute coperte.
Questo ci aiuta a capire una cosa importante: la privacy non significa che il corpo sia brutto, sporco o sbagliato. Significa riconoscere che il corpo è personale e merita cura e rispetto.
Alcune parti del corpo sono considerate intime perché sono particolarmente personali e delicate. Di solito le teniamo coperte e le mostriamo soltanto quando è necessario, per esempio per lavarci, cambiarci, andare in bagno o ricevere cure mediche.
Possiamo immaginare di avere intorno al corpo una specie di “confine invisibile”. Alcune parti, come le mani e il viso, appartengono più facilmente allo spazio pubblico: le mostriamo quando parliamo, giochiamo, salutiamo o lavoriamo. Altre appartengono allo spazio privato e hanno bisogno di maggiore riservatezza e protezione.
Anche i gesti quotidiani aiutano a rispettare questi confini: bussare prima di entrare in bagno o in una stanza, non osservare qualcuno mentre si cambia, non sollevare i vestiti degli altri e non fare commenti sul loro corpo.
Avere diritto alla privacy significa poter essere informati su ciò che accade al proprio corpo,
esprimere quando qualcosa ci mette a disagio e rivolgerci a un adulto di fiducia quando abbiamo bisogno di aiuto.
Le parti intime, quindi, non sono private perché siano sporche, ridicole o vergognose. Sono private perché sono personali. E ciò che è personale merita attenzione, cura, riservatezza e rispetto. Questa versione mantiene chiaramente il focus su privacy, salute, convivenza civile e tutela, senza presentarsi come una lezione sulla sessualità. Eviterei però di scrivere che il testo è “automaticamente consentito”: l’uso scolastico deve essere coerente con le Indicazioni nazionali, il curricolo d’istituto e l’età della classe.
Il pudore aiuta a proteggere il corpo
Il pudore può aiutarci a proteggere il nostro corpo e la nostra intimità. La vergogna, invece, quando diventa troppo forte, può farci pensare che il corpo sia brutto o sbagliato. Ma il corpo non è sbagliato: è personale e merita rispetto.
Quando siamo molto piccoli, spesso non proviamo imbarazzo per il nostro corpo. Un bambino può correre senza vestiti dopo il bagno, farsi cambiare o lavare con l’aiuto di un adulto e parlare del proprio corpo con naturalezza.
Questo accade perché, da piccoli, non abbiamo ancora imparato tutte le regole sociali che
riguardano ciò che si può mostrare e ciò che si tiene privato. Il corpo è soprattutto ciò che ci
permette di muoverci, giocare, mangiare, dormire e stare bene.
Crescendo, impariamo gradualmente che alcune parti del corpo si tengono coperte, che ci si cambia in uno spazio riservato, che si bussa prima di entrare in bagno e che non si osserva una persona mentre si sta vestendo. Impariamo anche che non è rispettoso ridere del corpo degli altri, fare paragoni o esprimere commenti che possono metterli in imbarazzo.
Queste regole non servono a farci pensare che il corpo sia brutto o sbagliato. Servono a proteggerlo e a rispettare lo spazio personale di ciascuno.
Con il passare del tempo, diventiamo anche più consapevoli dello sguardo degli altri. Possiamo accorgerci maggiormente se qualcuno ci osserva, ride, commenta o fa confronti. Questo può provocare imbarazzo, soprattutto quando il corpo comincia a cambiare.
Durante la crescita, infatti, il corpo si trasforma: possiamo diventare più alti, possono cambiare gli odori, comparire peli, brufoli o maggiore sudorazione. Alcune parti del corpo possono svilupparsi e non tutti attraversano questi cambiamenti nello stesso momento o nello stesso modo.
Per questo alcune persone si sentono tranquille, altre curiose, altre ancora confuse o in imbarazzo. Possono nascere domande come: “Il mio corpo è normale?”, “Gli altri mi giudicheranno?”, “Perché sto cambiando prima o dopo i miei compagni?”.
Ogni corpo ha i propri tempi. Cambiare non è una colpa e non esiste un unico modo corretto di crescere.
Il pudore può essere utile perché ci ricorda che abbiamo diritto alla privacy e che anche gli altri hanno diritto alla loro. Non deve però trasformarsi nella convinzione che il corpo sia qualcosa di cui vergognarsi.
Il corpo non va nascosto perché è sbagliato. Va protetto perché è personale. Crescere significa anche imparare che una cosa privata non è una cosa vergognosa: è qualcosa che merita cura, riservatezza e rispetto.
Per le classi quarte e quinte si può aggiungere, in un paragrafo separato e con linguaggio scientifico essenziale, che durante la crescita possono comparire anche il ciclo mestruale e le erezioni. Eviterei invece questi riferimenti nelle classi iniziali della primaria.
Questo contenuto è adatto a un percorso sul corpo, la salute e la tutela, ma lo renderei un po’ più essenziale e neutro, soprattutto per la scuola primaria. Eviterei anche di soffermarmi troppo sulle ragioni per cui gli adulti usano i nomignoli: il punto centrale deve restare la conoscenza anatomica corretta e la possibilità di chiedere aiuto.
Le parti intime maschili hanno nomi precisi: pene, scroto e testicoli.
Il pene è una parte esterna del corpo dalla quale esce la pipì. Lo scroto è la sacca di pelle che contiene i testicoli. I testicoli sono due organi che si trovano all’interno dello scroto e che, durante la crescita, si sviluppano insieme al resto del corpo.
Queste parole non sono parolacce e non sono parole volgari. Sono nomi anatomici, proprio come braccio, pancia, ginocchio, cuore o orecchio.
Conoscere i nomi corretti delle parti del corpo è importante. Ci permette di fare domande, parlare con chiarezza con un adulto di fiducia o con un medico e spiegare se sentiamo dolore, prurito, bruciore o fastidio.
In alcune famiglie si usano anche nomignoli affettuosi. Non c’è nulla di sbagliato, ma è utile che ogni bambino conosca anche i termini corretti. Una parola precisa aiuta gli altri a capire meglio ciò che vogliamo comunicare.
Conoscere i nomi del corpo serve anche a proteggerci. Se qualcuno ci fa male, ci mette a disagio o compie un gesto che non comprendiamo, dobbiamo poterlo raccontare usando parole chiare e rivolgendoci a un adulto di fiducia.
Usare i nomi corretti non significa mancare di rispetto alle parti intime. Al contrario, significa
riconoscere che anche queste parti del corpo devono essere conosciute, curate e protette.
Possiamo quindi ricordare una cosa importante: “Pene”, “scroto” e “testicoli” sono parole corrette. Non sono parole sporche, non sono insulti e non devono essere usate per ridere degli altri. Sono nomi del corpo, e il corpo si nomina con rispetto.
La formulazione resta concentrata su anatomia, salute, comunicazione e protezione, evitando riferimenti più ampi alla sessualità.
Le parti intime femminili hanno nomi precisi.
La parte esterna dei genitali femminili si chiama vulva. La vulva comprende le parti visibili che si trovano all’esterno del corpo. La vagina, invece, è una parte interna: è un canale che si trova dentro il corpo.
Spesso la parola “vagina” viene usata per indicare tutta la zona intima femminile, ma non è del tutto corretto. Sarebbe come chiamare tutta la faccia “bocca”: la bocca è una parte della faccia, ma non è tutta la faccia. Allo stesso modo, la vagina è una parte interna, mentre la vulva è la parte esterna.
“Vulva” e “vagina” non sono parolacce e non sono parole volgari. Sono nomi anatomici, proprio come braccio, pancia, ginocchio, cuore o orecchio.
Conoscere i nomi corretti delle parti del corpo è importante. Ci permette di fare domande, parlare con chiarezza con un adulto di fiducia o con un medico e spiegare se sentiamo prurito, bruciore, dolore o fastidio.
In alcune famiglie si usano anche nomignoli affettuosi. Non c’è nulla di sbagliato, ma è utile che ogni bambina conosca anche i termini corretti. Le parole precise aiutano gli altri a capire meglio ciò che vogliamo comunicare.
Conoscere i nomi del corpo serve anche a proteggerci. Se qualcuno ci fa male, ci mette a disagio o compie un gesto che non comprendiamo, dobbiamo poterlo raccontare usando parole chiare e rivolgendoci a un adulto di fiducia.
Usare i nomi corretti non significa mancare di rispetto alle parti intime. Al contrario, significa
riconoscere che anche queste parti del corpo devono essere conosciute, curate e protette.
Possiamo quindi ricordare una cosa importante:
“Vulva” e “vagina” sono parole corrette. Non sono parole sporche, non sono insulti e non
devono essere usate per ridere degli altri. Sono nomi del corpo, e il corpo si nomina con
rispetto.
Educare al corpo non significa anticipare contenuti non adeguati all’età, ma fornire strumenti per conoscere sé stessi, rispettare gli altri e riconoscere situazioni di benessere o di disagio. In un contesto normativo che richiede maggiore chiarezza e trasparenza, la scuola può continuare a svolgere il proprio ruolo educativo progettando attività coerenti con gli obiettivi di salute, prevenzione e tutela. Parlare del corpo con un linguaggio corretto, scientifico e rispettoso significa promuovere competenze fondamentali per la crescita e contribuire a costruire ambienti scolastici più sicuri, consapevoli e inclusivi.
Francesca Cavallini
Francesca Cavallini, psicologa, dottore di ricerca, fondatrice di Tice e donna neurodivergente racconta in questo blog come la psicologia e le scienze sociali abbiano cambiato il modo di considerare le persone neurodivergenti e fornirà alcuni spunti importanti nella relazione con persone neurodiverse.
Se hai delle domande puoi scrivere a francesca.cavallini@centrotice.it
