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Quando un complimento diventa una microaggressione: riflessioni dopo un esame universitario

Quando pensiamo a una sedia a rotelle, spesso immaginiamo uno strumento semplice: quattro ruote, una struttura, un sistema di spinta o un joystick.
In realtà, oggi la ricerca sta andando molto oltre. Le sedie a rotelle del futuro potrebbero essere sempre più intelligenti, personalizzabili e capaci di adattarsi ai bisogni reali delle persone. Non si tratta solo di aggiungere tecnologia, ma di ripensare la mobilità come esperienza di autonomia, sicurezza e partecipazione.

Un recente studio di Pedroza-Santiago et al. (2025) ha analizzato tre diversi modi di controllare una sedia a rotelle in realtà virtuale: controllo manuale, controllo automatico e controllo vocale. Gli autori hanno creato ambienti simulati, come un supermercato, un museo e una città, per osservare come le diverse modalità funzionassero in situazioni simili alla vita quotidiana.

Perché usare la realtà virtuale?

La realtà virtuale permette di provare nuove soluzioni in un ambiente sicuro e controllato. Prima di testare una carrozzina intelligente in una strada vera, in un supermercato affollato o in uno spazio stretto, si può creare una simulazione. Questo è importante perché gli ambienti quotidiani non sono sempre semplici; un supermercato può avere corsie strette, carrelli, scaffali e persone che si muovono, una città può avere marciapiedi, incroci, ostacoli e percorsi imprevedibili. La realtà virtuale aiuta quindi a capire in anticipo quali difficoltà possono emergere e come migliorare il sistema.

Joystick, voce o guida automatica?

Il controllo manuale, simile al joystick delle carrozzine elettriche, è ancora oggi una modalità molto diffusa, è diretto, preciso e conosciuto, tuttavia, richiede forza, coordinazione, attenzione e continuità nel movimento. Il controllo vocale è una possibilità molto interessante. Per alcune persone, poter dire “avanti”, “destra”, “sinistra” o “stop” potrebbe rendere la guida più accessibile, soprattutto quando l’uso delle mani è difficile o faticoso. Tuttavia, come mostrano gli autori, questa tecnologia deve essere ancora migliorata, perché i comandi vocali possono risultare meno precisi in ambienti complessi. Il controllo automatico, invece, è quello che nello studio ha dato i risultati migliori. La sedia a rotelle virtuale riusciva a calcolare il percorso, evitare ostacoli e muoversi con meno collisioni. Questo non significa togliere controllo alla persona, ma offrire un supporto intelligente quando l’ambiente diventa complesso.

La vera domanda: funziona davvero per la persona?

Una tecnologia può essere avanzatissima, ma se è difficile da usare, stancante o poco sicura, non è davvero inclusiva.
Per questo, quando si progettano nuove sedie a rotelle, non basta misurare velocità o precisione. Bisogna chiedersi anche: la persona si sente sicura? Si affatica? Riesce a orientarsi? Il comando è intuitivo? L’esperienza è piacevole o genera disagio?
Lo studio mostra proprio questo: ogni sistema ha vantaggi e limiti.
Il controllo automatico sembra più efficiente, il joystick resta familiare, il comando vocale è promettente ma ancora da perfezionare.

Il futuro è personalizzato

La direzione più interessante è quella di una sedia a rotelle capace di adattarsi alla persona, non una tecnologia standard, ma un sistema flessibile: manuale quando l’utente vuole controllo diretto, vocale quando le mani sono affaticate, automatico quando l’ambiente è complesso o rischioso.
In questo senso, la sedia a rotelle diventa molto più di un ausilio, diventa un’estensione della libertà personale. Può aiutare a muoversi meglio, ma anche a sentirsi più sicuri, più autonomi e più presenti nella vita sociale.

La tecnologia non basta

C’è però un punto fondamentale: queste innovazioni devono essere progettate insieme alle persone che useranno davvero questi strumenti. Lo studio riconosce infatti un limite importante: i partecipanti non erano utilizzatori abituali di sedia a rotelle, per questo, le ricerche future dovranno coinvolgere direttamente persone con disabilità motoria.
Solo così la tecnologia può diventare realmente accessibile e non restare un prototipo interessante ma lontano dai bisogni concreti.

Conclusione

Le nuove tecnologie applicate alle sedie a rotelle aprono scenari molto promettenti. Realtà virtuale, comandi vocali, sistemi automatici e navigazione intelligente possono migliorare sicurezza e autonomia.
Come mostrano gli autori, il futuro della mobilità assistiva non dipende solo dall’efficienza tecnica, ma dalla capacità di creare strumenti realmente usabili, sicuri e personalizzabili.
Il vero obiettivo non è creare una carrozzina “più tecnologica”, ma una mobilità più libera, più sicura e più rispettosa dei bisogni delle persone.

Francesca Arena

Quando un complimento diventa una microaggressione: riflessioni dopo un esame universitario - Centro Tice

Mi chiamo Francesca Arena.
Ho conseguito la laurea triennale presso l’Università di Pisa in Scienze e Tecniche di Psicologia Clinica e della Salute. Attualmente frequento l’ultimo anno della laurea magistrale in Psicologia dell’Intervento Clinico e Sociale presso l’Università di Parma.

Sono in sedia a rotelle e proprio questa mia esperienza personale mi ha portata a scegliere questo percorso di studi. Il mio obiettivo è dare voce, rappresentanza e advocacy alle psicologhe e agli psicologi con disabilità motorie, affinché possano avere maggiore riconoscimento, accessibilità e pari opportunità all’interno della professione.